di Mauro Caron
Il film, prima del primo dei moltissimi primi piani di Jackie, inizia con lo schermo nero, e una musica dissonante. Il tempo e l’America sono già usciti dai cardini, e Jackie si ritrova smarrita in un mondo sconvolto che si sente in dovere, per quanto le possa essere possibile, di rimettere in sesto.
Il progetto di girare un film su Jacqueline Kennedy, nei giorni che ruotano intorno all’assassinio del presidente, si trovava evidentemente di fronte a una materia ricca, complessa e problematica: dal giudizio sull’azione politica della breve presidenza Kennedy, con tutti i risvolti interni e internazionali; ai molti misteri mai dissipati sull’omicidio (e sulle vicende che ne seguirono); alla relazione tra Jackie e John (di cui fanno parte le numerosissime infedeltà coniugali di quest’ultimo) e con la famiglia Kennedy; e la stessa biografia della protagonista, in cui la morte del marito sembra segnare uno spartiacque tra due diverse esistenze: quella che converge “naturalmente” verso il destino che la incorona first lady – per poi volgerne l’immagine nella tragica vedova dell’innocenza americana, e quella che ne diverge portandola verso un paese straniero, moglie a contratto di un anziano armatore greco.Roblox HackBigo Live Beans HackYUGIOH DUEL LINKS HACKPokemon Duel HackRoblox HackPixel Gun 3d HackGrowtopia HackClash Royale Hackmy cafe recipes stories hackMobile Legends HackMobile Strike Hack
La sceneggiatura di Noah Oppenheimer, pur nella sua densità e complessità che le hanno fruttato un premio alla Mostra del Cinema di Venezia, ne sfiora alcuni e ne ignora altri, mentre la regia di Larrain immerge la protagonista in una specie di viaggio lisergico, in cui si muove smarrita cercando di trovare dei nuovi punti di riferimento quando tutti i vecchi si sono dissolti al suono delle pallottole di Dallas. Tuttavia quello fornito dal film è un ritratto prismatico e frammentato, in cui la protagonista mostra differenti facce: la donna consapevole e decisa che affronta l’intervista con il giornalista; la dimensione pubblica e politica del lutto e quella intima e privata del senso di perdita; il filmato televisivo di repertorio della visita guidata, dalla stessa Jackie, alla Casa Bianca – da lei trasformata in una magione che ospita storia e bellezza -, in cui a sua volta la rappresentazione si sdoppia (anche per colore e formato) tra l’immagine del filmato e quella del set in cui si stanno effettuando le riprese; infine il colloquio con il prete alla ricerca di un nuovo senso dell’esistenza.
Jackie si muove in effetti, non come un burattino squassato dagli eventi, ma in maniera consapevole, all’incrocio degli assi tra storia, mito, immagine e realtà bruta della morte…
Per leggere tutto l’articolo clicca quì intothewonderland